COSTANTINO V

COSTANTINO V

Nome:
Costantino V detto il Copronimo, in greco Kōnstantinos V                                                  Nascita: agosto 718                                                                                                                                        Morte: 14 settembre 775                                                                                                                              
Padre: Leone III
Madre: Maria
Regno: 741 - 775
Dinastia: isaurica
Mogli: Irene, Maria (†751), Eudochia                                                                                                          Figli: da Irene ebbe Leone IV, da Maria non ebbe figli. 
da Eudochia, ebbe: 
- Cristoforo, Cesare nel 769, accecato, tagliata la lingua ed esiliato nel 780;
- Niceforo (756/758 - dopo l'812), anche lui Cesare, accecato ed esiliato sull'isola di Avşa ove morì;
- Niceta, accecato, taglio della lingua ed esiliato nel 780;
- Eudocimo, idem come Niceta;
- Antimo, idem come Niceta ed Eudocimo;
- Antusa (757 - 801), Alla morte del fratellastro Leone IV rifiutò l'offerta della moglie di questi, Irene, di condividere il trono fino alla maggiore età del nipote, figlio di Leone ed Irene, Costantino VI; divenne monaca ed è venerata come santa.

«Dicono che Costantino V fosse un uomo piuttosto vigoroso, che uccise in combattimento un leone, belva ferocissima ed affrontò un drago, arrivando ad ucciderlo
(Vescovo di Napoli - Gesta episcoporum neapolitanorum.)

Costantino V, detto il Copronimo, è stato un imperatore bizantino che venne associato al trono nel 720 a soli due anni. Nacque nell'agosto del 718, e fu battezzato dal patriarca Germano, il 25 dicembre dello stesso anno, defecò sul fonte battesimale, e ciò gli valse l'infamante appellativo di Copronimo (traducibile con "nome di sterco"), dai suoi nemici, cioè gli storici iconoduli. 



IL MATRIMONIO CON TZITZAC

Nel 732, l'Impero Romano d'Oriente era minacciato di invasione dal Califfato omayyade. In cerca di alleati, Leone III Isaurico inviò un'ambasciata a Bihar, Khagan dei Khazari. L'alleanza fu suggellata con il matrimonio di Tzitzak (r. 741–750), la principessa cazara, battezzata per l'occasione con il nome di Irene, con Costantino V, figlio e co-sovrano minore di Leone.

Nell'anno vi fu infatti la vittoria decisiva dei Cazari (o Khazari, popoli turchi seminomadi delle steppe dell'Asia Centrale) sugli Arabi (gruppo etnico originario della Penisola arabica) ad Ardabil (antica città dell'Azerbaigian persiano) e la loro espansione fino a Mosul (in Iraq). Da allora la via trans-caucasica per l'invasione d'Europa non verrà più tentata dagli Arabi.

Tzitzak venne scortata a Costantinopoli per il suo matrimonio. Costantino aveva circa quattordici anni, mentre Tzitzak potrebbe essere anche più giovane in quanto non avrebbe partorito per diciotto anni. L'abito da sposa di Tzitzak divenne famoso, dando inizio a una nuova mania della moda a Costantinopoli per gli abiti maschili (!) chiamati tzitzakia.

La cronaca di Teofane il Confessore riportò su Tzitzak: "ha imparato la Sacra Scrittura e ha vissuto devotamente, rimproverando così l'empietà di quegli uomini [Leone e Costantino]". Gli imperatori Leone III e Costantino V erano infatti iconoclasti mentre Teofane ed Irene erano iconoduli.

Non è chiaro se sua suocera Maria fosse ancora l'imperatrice anziana al momento del matrimonio di Tzitzak. Leone III morì il 18 giugno 741. Gli successe Costantino V con Irene come imperatrice. Tuttavia, la guerra civile scoppiò quasi immediatamente quando Artabasdos, cognato di Costantino, rivendicò il trono per se stesso. La guerra civile durò fino al 2 novembre 743. Il ruolo di Irene nella guerra non è descritto da Teofane.

Il 25 gennaio 750, Costantino e Tzitzak ebbero un figlio, Leone, che sarebbe succeduto a suo padre come imperatore Leone IV, meglio conosciuto come "Leone il Khazar". La nascita di Leo è l'ultima menzione storica di Irene. L'anno successivo Costantino sposò la sua seconda moglie Maria. Forse



IL TRONO

Leone III morì il 18 giugno 741. Gli successe Costantino V con Irene come imperatrice. Tuttavia, la guerra civile scoppiò quasi immediatamente quando Artabasdos, cognato di Costantino, rivendicò il trono per se stesso. La guerra civile durò fino al 2 novembre 743. 

Il 25 gennaio 750, Costantino e Tzitzak ebbero un figlio, Leone, che sarebbe succeduto a suo padre come imperatore Leone IV, meglio conosciuto come "Leone il Khazar". La nascita di Leo è l'ultima menzione di Irene nella cronaca storica. 



IL SECONDO MATRIMONIO

L'anno successivo Costantino era già sposato con la sua seconda moglie, Maria. Forse Tzizak era morta di parto.



CONTRO GLI ARABI

Nel 740 Leone vinse gli Arabi ad Akroinon. nell'Anatolia occidentale, in una battaglia combattuta fra un esercito degli Omayyadi e fra le forze bizantine comandate da Leone e suo figlio, il futuro Costantino V. Infine Leone espulse le forze arabe dall'Asia Minore.

In seguito alla disastrosa Battaglia di Sebastopoli, i Bizantini si erano da allora tenuti sulla difensiva, mentre le armate musulmane sferravano regolari incursioni nell'Anatolia bizantina. I Musulmani non miravano alla conquista dei territori ma al saccheggio e al bottino di guerra. Tuttavia, i musulmani vennero presi dal conflitto contro i Cazari ma dopo averli vinti nel 737 si rivolsero di nuovo contro i Bizantini espugnando la città di Ancira.

COSTANTINO V

 
LA BATTAGLIA DI AKROINON

Secondo la Cronaca di Teofane Confessore, l'esercito umayyade con 90.000 uomini, saccheggiò la costa occidentale, seguiti da 20.000 soldati che marciarono verso Akroinon, mentre altri 60.000 soldati saccheggiarono la Cappadocia. L'Imperatore Leone si scontrò con il secondo esercito presso Akroinon e lo vinse, entrambi i comandanti arabi caddero in battaglia, insieme alla maggior parte del loro esercito. 

Gli altri due eserciti devastarono le campagne incontrastati, ma senza riuscire a conquistare alcuna città o fortezza. Inoltre, l'esercito arabo soffrì una grave carestia e si trovò senza rifornimenti per cui dovette tornare in Siria. Secondo lo storico arabo cristiano del X secolo Agapio, i Bizantini catturarono 20.000 prigionieri di guerra. 

Leone interpretò la vittoria come la benevolenza di Dio e rafforzò la sua politica iconoclastica. Nel 741 i Bizantini attaccarono l'importante base araba di Melitene. Nel 742 e nel 743, gli Umayyadi approfittarono di una guerra civile scoppiata a Bisanzio tra l'Imperatore Costantino V e l'usurpatore Artavasde per fare incursioni in Anatolia, ma gli attacchi furono inconcludenti.



LA RIVOLTA DI ARATAVASDE

Quando Costantino V divenne unico imperatore, durante una campagna di guerra contro gli Arabi, venne dichiarato morto dall'ex strategos del thema armeno, nonché cognato suo e genero di Leone III, Artavasde, e dovette riconquistare la capitale e il trono (741-742). 

Artavasde, iconodulo, si fece nominare imperatore da una parte dell'esercito e giunto a Costantinopoli, fece rimettere a posto le immagini sacre. Intanto Costantino V ottenne l'appoggio delle truppe del thema anatolico e inflisse all'usurpatore due pesanti sconfitte, presso Sardi e presso Madrina, nel 743.

Dopo un assedio di tre mesi, Costantino V entrò trionfalmente a Costantinopoli e punì l'usurpatore accecando lui e i suoi figli nell'ippodromo mandandoli poi in esilio mentre ai suoi sostenitori furono tagliati mani e piedi o furono accecati. 

LE PERSECUZIONI ICONOCLASTE DI COSTANTINO V


LA POLITICA INTERNA

Nei primi anni di regno Costantino V non perseguitò apertamente gli iconoduli, al contrario di suo padre che fu considerato empio, in quanto forse frenato dalla moglie Irene, che Teofane descrive pia e veneratrice delle immagini.

Tuttavia il Concilio di Hierìa, svoltosi appunto a Hierìa sulla sponda asiatica del Bosforo, fu convocato nel 754 da Costantino V, in appoggio alla politica iconoclasta iniziata da Leone III. Vi parteciparono 338 vescovi orientali presieduti dal vescovo di Efeso, convinto iconoclasta. Si decise che un'icona di Cristo poteva raffigurare o la sua natura divina ed umana insieme (monofisismo) o solo la sua natura umana (nestorianesimo), entrambe eretiche.

Pertanto le immagini religiose nelle chiese vennero distrutte e sostituite con altre profane, e nel 760 iniziò la persecuzione degli ordini religiosi, in quanto oppositori all'iconoclastia. Si impose ai monaci di abbandonare la vita monastica e sposarsi, pena l'accecamento e l'esilio. La persecuzione colpì anche i monaci non iconoduli: in questo modo i loro possedimenti vennero confiscati e incamerati dallo stato.

Dopo la pestilenza che nel 747 aveva colpito Costantinopoli, Costantino ripopolò la capitale trasferendovi abitanti dalla Grecia e dalle isole dell'Egeo. Molte opere pubbliche vennero restaurate, come l'acquedotto di Valente, Hagia Sophia e la Chiesa di Santa Irene, rimuovendo tutte le immagini religiose. 

Poi l'Imperatore apportò migliorie nell'esercito, con l'istituzione nel 760 dei cosiddetti tagmata, soldati di professione molto meglio addestrati dei soldati-contadini dei themata.



POLITICA ESTERA

Guerre contro i Musulmani

Il califfato islamico passò nel 750 alla dinastia agli Abbasidi, la capitale fu trasferita a Baghdad e la pressione sui territori bizantini diminuì, e in questo modo l'imperatore poté condurre alcune campagne vittoriose contro i musulmani.

Nel 746 Costantino V invase la Siria settentrionale, occupando Germanicea, nel 752 conquistò anche Teodosiopoli e Melitene, in Armenia. I prigionieri di guerra vennero condotti in Tracia per ripopolarla, creando una terra di confine. Sul mare lo stratego di Costantino nel 747 sconfisse la flotta araba proveniente da Alessandria.

«Costantino, figlio di Leone, fu chiamato Cawallinos, ... "colui che raccoglie il letame" perché, quando le forze arabe erano ammassate sul fiume Alis, egli ordinò che il letame fosse ammassato e lanciato nel fiume; quando gli Arabi videro questo, il terrore li assalì, credendo che fosse un esercito immenso, scapparono. È detto che egli uccise cinque leoni, uno dopo l'altro...»
(Samuele di Ani, Cronache)

Le fortezze conquistate vennero riconquistate dagli Arabi, ma quando in Cappadocia giunse la notizia che l'Imperatore stava accorrendo con il suo esercito per uno scontro campale gli arabi arretrarono e chiesero la pace con cui, in cambio della restituzione di alcuni prigionieri, gli Arabi si impegnarono a non invadere più il territorio bizantino. Nel 763 parte dell'Armenia araba fu conquistata dai Turchi, alleati di Bisanzio, gli Arabi attaccarono la Cilicia ma dovettero ritirarsi.

LA SITUAZIONE NEL 751

La perdita dell'esarcato

Mentre regnava Costantino V, l'esarcato bizantino di Ravenna (la cosiddetta Provincia Italiae) era in grave pericolo, minacciato dal re dei Longobardi Astolfo che nel 750 invase da nord l'Esarcato occupando Comacchio e Ferrara.

Nell'estate del 751 conquistò l'Istria e poi Ravenna, capitale e simbolo del potere bizantino in Italia. Si insediò nel palazzo dell'esarca, che venne parificato al palazzo regio di Pavia come centro del regno longobardo. Costantino V inviò ambasciatori presso Astolfo per farsi restituire i territori, ma Astolfo voleva conquistare anche Roma, minacciando il Papa che si rivolse a Pipino il Breve, re dei Franchi. 

Il re discese due volte in Italia (754 e 756), sconfiggendo Astolfo e costringendolo a cedere Esarcato e Pentapoli al Papa invece che all'Impero. Costantino V inviò due messi presso il re franco, pregandolo di restituirgli l'Esarcato, ma Pipino rifiutò. Nacque così il potere temporale dei Papi e lo Stato della Chiesa.

Costantino V cercò allora di accordarsi con il nuovo re dei Longobardi Desiderio per riprendersi l'Esarcato, ma nonostante l'accordo raggiunto, l'impresa fallì. La caduta del Regno longobardo ad opera di Carlo Magno (774) fece cadere ai bizantini ogni speranza di riconquista della penisola italiana. Adelchi, il figlio dell'ultimo re longobardo, ottenne rifugio a Costantinopoli.


Contro i Bulgari

Costantino V condusse nove campagne contro i Bulgari, che nel 756 avevano invaso l'Impero, mossi dalle nuove fortezze al confine con la Bulgaria che l'imperatore aveva fatto costruire. Il khan gli intimò di distruggerle e al suo rifiuto invase la Tracia bizantina.

Teofane, il monaco e storico bizantino narra che l'invasione bulgara ebbe successo, devastando i territori imperiali e costringendo Costantino a intraprendere la prima spedizione nel 759. Ma Teofane è iconodulo e forse non imparziale nei confronti dell'imperatore.

Invece lo storico Niceforo parla di fallimento dell'invasione e di una schiacciante vittoria dei Bizantini, che devastarono la Bulgaria, spinsero i Bulgari a firmare un oneroso trattato di pace. Anch'egli è iconodulo ma forse più imparziale.
 
Nel 762 venne eletto khan dei Bulgari Teletz che invase la Tracia bizantina. L'imperatore lo raggiunse personalmente col suo esercito e il 30 giugno 763 gli inflisse una pesantissima sconfitta. La vittoria venne celebrata dall'Imperatore con un ingresso trionfale a Costantinopoli e con giochi e feste all'Ippodromo.

Quando poi la Bulgaria cadde nell'anarchia, l'Imperatore armò due spedizioni che la invasero nel 764 e nel 765: la prima fu vittoriosa, la seconda sfortunatissima a causa del vento avverso che causò la distruzione di quasi tutta la flotta imperiale.

La Bulgaria si risollevò dall'anarchia nel 770, con l'ascesa al potere di Telerig che invase la Macedonia nel 773 ma venne sconfitto dai Bizantini. Costantino volle tentare una nuova spedizione nel 775, ma quando stava per partire lo colse una forte febbre e gli si gonfiarono le gambe; morì infatti il 14 settembre 775 e fu sepolto nella chiesa dei Santi Apostoli. Il suo primo figlio gli succedette come Leone IV.

GUERRE CONTRO I BULGARI

LE OPERE

Teofane narra che prima del concilio di Hiera circolassero degli scritti iconoclasti contenuti nell'opera "Monito del vecchio sulle sacre icone", di cui abbiamo tre frammenti:

- il primo è una profezia che dovrebbe risalire a prima del 741 ma si arguisce fosse più tarda in quanto cita le persecuzioni di Costantino V contro i monaci del 760 - 770,

- il secondo è un dialogo tra l'iconodulo Giorgio e l'iconoclasta Cosma, come scontro tra veneratori delle immagini e distruttori;

- il terzo è un monologo iconodulo di un santo. Si ritiene inventato a posteriori da icononoduli per screditare Costantino V e l'iconoclastia.

Costantino V scrisse prima del Concilio "Le questioni" destinato ai vescovi accorsi per partecipare al Concilio del 754. Secondo lo scritto, gli adoratori delle immagini cadrebbero nell'eresia perché dipingendo Cristo ne rappresenterebbero solo la sua natura umana, come gli eretici Nestoriani, e poiché le due nature di Cristo non possono essere rappresentate insieme, le immagini sacre vanno distrutte in quanto eretiche.

COSTANTINO V


IL SEGUITO

Nel concilio di Nicea II, del 787, che condannò l'iconoclastia e ordinò la distruzione di tutte le fonti iconoclaste, le sue spoglie furono rimosse e bruciate nel Forum Bovis.

«...Perché quella belva funesta e bruta, feroce e assetata di sangue, abusando del proprio potere, tirannicamente, contro la legge, si allontanò dapprima da Dio e da Gesù Cristo, nostro salvatore, e dall'immacolata santissima Sua Madre e da tutti i santi, sedotto da incantesimi, orge, sacrifici cruenti, riti magici con escrementi e urina di cavallo, tra dissoluti godimenti e evocazioni di demoni: in una parola visse, fin da tenera età, nella pratica di ogni forma di corruzione spirituale. Quando poi, nella sua malvagità, ereditò il potere del padre, che altro aggiungere?, riattizzò con ardore la fiamma maligna concepita fin dall'inizio, la fece divampare alta, ben visibile a tutti...»
(Teofane Confessore, Cronaca, anno 741. Traduzione di Enrico V. Maltese.)

A causa della iconoclastia l'imperatore venne accusato di tutti i possibili crimini, di paganesimo e pure di omosessualità e di essersi sposato tre volte, pratica illegale per la Chiesa. Venne poi accusato di aver commesso incredibili atti crudeli contro i monaci. Gibbon elenca tutte le accuse delle fonti di parte contro il sovrano:

« L'odio religioso vomitò tutto il suo fiele nella dipintura, che i partigiani delle Immagini ci fecero della persona e del regno di questo principe, di questa pantera macchiata, di questo anticristo, di questo drago volante, di questo germe del serpente, che sedusse la prima donna. Al loro dire costui superò nei vizi Elagabalo e Nerone; il suo regno fu un perpetuo macello dei personaggi più nobili, più santi, o più innocenti dell'Impero; assisteva al supplizio delle sue vittime, considerava le convulsioni della loro agonia, ne ascoltava con piacere i gemiti, né mai potea saziarsi del sangue, che godea di versare: spesse volte battea colle verghe, o mutilava i familiari della sua Casa reale: il soprannome di Copronimo ricordava ch'egli avea lordato di escrementi il Fonte battesimale; veramente l'età potea farne le scuse; ma i sollazzi della sua virilità lo fecero inferiore ai bruti; confuse nelle sue dissolutezze tutti i sessi e tutte le spezie, e parve che si compiacesse pur delle cose più ributtanti pei sensi. Quest'Iconoclasta fu eretico, ebreo, maomettano, pagano, ateo; e solamente le sue cerimonie magiche, le vittime umane che immolava, i sagrifizi notturni a Venere e ai demonii dell'antichità, son le prove che abbiamo della sua credenza in Dio. La sua vita fu lorda dei vizi i più contraddittorii, e finalmente le ulceri che copersero il suo corpo gli anticiparono i tormenti dell'inferno. »
(Edward Gibbon, Storia della decadenza e rovina dell'Impero romano)

Molte di queste infamie sono state riconosciute dalla storiografia moderna come esagerazioni retoriche e calunnie solo per ulteriore condanna all'iconoclastia. Il culto dei santi attraverso le immagini e le reliquie del resto fruttarono alla chiesa un notevole capitale per le donazioni fatte dai fedeli. Comunque, lo storico Edward Gibbon, nonostante molto critico nei confronti di Bisanzio, osserva:

« Confessano i suoi nemici, che restaurò un vecchio acquedotto, che riscattò duemila e cinquecento prigionieri, che godettero i popoli sotto il suo regno una insolita abbondanza, che con nuove colonie ripopolò Costantinopoli e le città della Tracia; e a malincuore son costretti a lodarne l'attività ed il coraggio. In battaglia era sempre a cavallo alla fronte delle sue legioni, e quantunque non sieno state sempre fortunate le sue armi, trionfò per terra e per mare, su l'Eufrate e sul Danubio, nella guerra civile come nella barbarica; conviene inoltre, per fare contrappeso alle invettive degli ortodossi, mettere ancora nella bilancia le lodi dategli dagli eretici. Gl'Iconoclasti onorarono le sue virtù, lo considerarono per Santo, e 40 anni dopo la sua morte oravano sulla sua tomba. Si disse che l'eroe cristiano era comparso sopra un cavallo bianco, colla lancia imbrandita, contro i Pagani della Bulgaria: «Favola assurda, dice uno scrittore cattolico, perché Copronimo è incatenato coi demonii negli abissi dell'inferno »
(Edward Gibbon, Storia della decadenza e rovina dell'Impero romano)

Ciò non toglie comunque che Costantino V fu uomo violento e crudele.



BIBLIO


- Nicola Bergamo - Costantino V Imperatore di Bisanzio - Rimini - Il Cerchio - 2007 -
- Leo Donald Davis - The First Seven Ecumenical Councils (325-787): Their History and Theology - Liturgical Press - 1983 -
- Silvia Ronchey - Lo stato bizantino - Torino - Einaudi - 2002 -
- Giorgio Ravegnani - Imperatori di Bisanzio - Bologna - Il Mulino - 2008 -
- Khalid Yahya Blankinship - The End of the Jihâd State: The Reign of Hishām ibn ʻAbd al-Malik and the Collapse of the Umayyads Albany - New York - State University of New York Press - 1994 -
- Judith Herrin - The Context of Iconoclast Reform - Anthony Bryer e Judith Herrin (a cura di) - Iconoclasm - University of Birmingham - March 1975 -

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